17 Aprile 2011: Genova-Ventimiglia-Marsiglia. Treni della dignità. Trains de la dignitè. Campagna Welcome – Per la libertà di circolazione in Europa

di Sabatino Grasso

Il vento di libertà che scuote il Nord Africa sta spingendo migliaia di persone (tunisini e libici, ma anche somali, eritrei, sudanesi e migranti in fuga dalla fame e dalle tante guerre dimenticate dell’Africa) a scegliere la migrazione come espressione della propria cogente autodeterminazione. Dopo aver rischiato la vita, con centinaia di persone che la hanno già persa tragicamente per attraversare il Mediterraneo, queste donne e questi uomini incontrano i muri della Fortezza Europa: respingimenti in mare, rimpatri di massa e confino sono l’accoglienza che l’Europa sta riservando a chi, fino a ieri, era salutato come paladino della libertà, e viene oggi privato di ogni diritto. Coloro che riescono a oltrepassare la frontiera esterna dell’UE, superando la prigione a cielo aperto dell’isola di Lampedusa e fuggendo dai vari centri di detenzione nei quali il governo italiano prova a rinchiuderli, trovano ancora la barriera dei confini interni dell’Unione, aperti al mercato delle merci ma chiusi per chi cerca, legittimamente, un futuro migliore. A Ventimiglia centinaia di persone sono ferme da giorni, alla ricerca di un passaggio che consenta loro di aggirare i controlli che impediscono l’accesso in Francia e negli altri paesi d’Europa. Le parole d’ordine che le rivolte in Maghreb e Mashrek hanno assunto (democrazia, libertà e giustizia) e la bandiera che inalberano (la dignità dell’essere umano) rappresentano aspirazioni di portata universale, e non possono essere riservate ad una ristretta cerchia di persone, per di più in modo precario. La dignità, che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo considera “inerente a tutti i membri della famiglia umana” e “fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”, è un diritto inviolabile condiviso dall’intera umanità, e non può avere nessuna delimitazione territoriale. Le donne e gli uomini che giorno dopo giorno percorrono il cammino della propria dignità hanno il diritto di muoversi senza confini. Un’accoglienza dignitosa e il riconoscimento della libertà di circolazione sono misure doverose sia da parte dell’Italia che della Francia, che nel passato come nel presente hanno sottratto risorse ai popoli libico e tunisino e hanno sostenuto chi li sottometteva. I permessi di soggiorno invocati dai movimenti e che il 15 aprile inizieranno ad essere consegnati dal governo italiano, rischiano di divenire carta straccia dinanzi ai blocchi del governo francese, deciso a riconoscerli solo a strette condizioni. I governi trovano facilmente l’accordo per attuare una criminale politica di respingimenti in mare, ma si beffano dei diritti umani fondamentali dei migranti. Se i governi nazionali accampano ipocrite distinzioni tra profughi e migranti irregolari o criteri basati sul momento di arrivo sul suolo europeo per negare a queste donne e questi uomini la necessaria protezione umanitaria, occorre intrecciare dal basso ponti di cooperazione per difendere i loro diritti. Il primo “Treno della dignità” partirà da Genova il 17 aprile per raggiungere Ventimiglia e da lì proseguire fino a Marsiglia, dove i migranti saranno accolti da una città in festa. Italiani, francesi e migranti sfideranno insieme i blocchi dei governi, per riaprire le frontiere, garantire il libero accesso al territorio europeo e ribadire che nessun uomo è illegale.

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