2012: per le Politiche Sociali un anno da dimenticare

di Sabatino Grasso

In materia di welfare e disagio sociale l’immagine che emerge, passando in rassegna gli eventi principali dell’anno che sta per spirare, è quella di un blocco, di una brusca frenata. Se nei consuntivi tematici di dicembre si parla abitualmente di “bilancio in chiaroscuro” o di “luci e ombre”, in questo caso lo scenario è ben poco luccicante. Colpite dalla crisi, le politiche sociali italiane hanno svelato tutta la loro preoccupante fragilità. Basato essenzialmente su un sistema di erogazioni monetarie, spesso inefficaci, il Welfare nostrano paga la riduzione dei servizi pubblici di assistenza, già tra i più scarsi per numero in Europa, mentre il ruolo di supplenza delle famiglie, con i loro già risicati risparmi, sta venendo meno a causa di un impoverimento sempre più diffuso. Per la prima volta dopo quattro anni sono stati parzialmente rifinanziati il Fondo per le Politiche Sociali (300 milioni) e quello per la non autosufficienza (tra 275 e 315, a seconda di quanto sarà recuperato dai controlli sui “falsi invalidi”, e con l’incognita della parte riservata ai malati di Sla). Ma in generale gli interventi sono apparsi più il frutto di una scelta contingente che di una vera inversione di tendenza. Tanto più che i circa 600 milioni sono stati imputati al fondo omnibus di competenza di Palazzo Chigi e non a un capitolo specifico. Nell’anno in cui si sono accumulati i dati più allarmanti sulla crescita degli indigenti in Italia, e in generale sulla fascia delle persone a “rischio di povertà” o “esclusione sociale” (che ha raggiunto il 28,4 per cento) non è arrivata nessuna risposta strutturale rispetto alle povertà estreme. Sempre in tema di povertà estreme, il 2012 è stato anche l’anno del primo censimento dei senza dimora in Italia: 50 mila persone, un numero oltre le aspettative e considerato solo la fascia più esposta di un grave disagio che interessa molte più persone. Sull’immigrazione, nell’anno della nuova sanatoria, e quando i dati parlano di una stabilizzazione del fenomeno almeno in termini numerici, è rimasta irrisolta la questione della cittadinanza ai bambini e giovani nati in Italia da genitori stranieri. E mentre l’Italia è stata condannata da Strasburgo per i respingimenti, in compenso si è intervenuti sulla “macchina degli irregolari” estendendo da sei mesi a un anno il periodo entro cui si può ricercare un nuovo lavoro senza perdere il permesso di soggiorno. E’ stata poi adottata la Carta blu per gli immigrati qualificati e si è almeno cominciato a parlare di abbassare a 12 mesi (da 18) il periodo massimo di detenzione nei CIE (sic!). Sulla disabilità sono continuate la “caccia” al falso invalido e la apparente “guerra tra poveri” tra diverse categorie di disabili gravi e gravissimi, con buone notizie solo dal fronte del lavoro, ma con pesanti questioni sospese su inserimento scolastico, riconoscimento dei “caregiver” e definizione dei livelli essenziali di assistenza. Con sullo sfondo un fermento sempre più forte delle associazioni e delle famiglie, che nell’anno ha generato diverse manifestazioni clamorose a Roma e in tutta Italia. Il Terzo Settore esce con diverse e profonde ammaccature dal 2012: una conferenza sul volontariato e una sulla cooperazione internazionale dense solo di promesse e buone intenzioni, l’Agenzia per le Onlus cancellata, la legge sul 5 per mille ancora mancata e il rinvio di un solo anno dell’aumento dell’Iva per alcune prestazioni delle Cooperative Sociali. Un bilancio molto magro. In carcere è rimasto quasi del tutto irrisolto il problema del sovraffollamento, nonostante il Decreto “svuota carceri”, e si è mantenuto sugli stessi livelli il dramma dei suicidi. Nel Servizio Civile si sono invece trovati alcuni fondi per far partire qualche migliaio di volontari nel 2013 e 2014, ma sono rimasti irrisolti tutti i vecchi problemi di precarietà di questo importante strumento per la crescita dei giovani. Qualcosa si è mosso per i cittadini rom, dove i contrasti legali ancora irrisolti sulla dichiarazione dello “stato di emergenza” hanno almeno tenuto alta l’attenzione sugli sgomberi, insieme al varo del Piano Nazionale del governo sul fenomeno che esplicitamente dichiara di voler “superare” il modello dei campi. Infine, si è mosso qualcosa anche sul gioco d’azzardo: il decreto Balduzzi, seppure indebolito fino all’ultimo dalla pressione delle lobby, ha introdotto le prime limitazioni alla “slot machine selvaggia” e riconosciuto ufficialmente la “ludopatia”. Un nutrito cartello di Associazioni e un qualificato movimento di sindaci hanno fatto il resto, la presa di coscienza è in atto ma la battaglia si annuncia molto lunga.

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