21 marzo: Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie

di Sabatino Grasso

La mafia non √® affatto invincibile; √® un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avr√† anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che si pu√≤ vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.

Giovanni Falcone

Dal 1996 ogni 21 marzo si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. Il 21 marzo, primo giorno di primavera, √® il simbolo della speranza che si rinnova ed √® anche occasione di incontro con i familiari delle vittime che in Libera hanno trovato la forza di risorgere dal loro dramma, elaborando il lutto per una ricerca di giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace. Dopo la splendida giornata del 17 marzo a Genova in tutta Italia si svolgeranno tantissime iniziative per ricordare le vittime innocenti delle mafie. In Basilicata i nomi delle vittime saranno letti nel corso della mattinata nei seguenti istituti scolastici: il Liceo scientifico G. Galilei di Potenza, Istituto dell’Arte di Potenza, l’Isis L. Da Vinci di Potenza, l’Isis G. De Sarlo di Lagonegro, l’Isis G. Peano di Marsico Nuovo e l’Istituto Tecnico Agrario R. Scotellaro di Villa D’Agri. La Cooperativa Sociale Iskra invita tutti i cittadini ad esporre un drappo bianco alle proprie finestre ed ai propri balconi. Il drappo bianco, simbolo dell’impegno antimafia, fu utilizzato per la prima volta a Palermo venti anni fa, quando una grande manifestazione, promossa in ricordo dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, riemp√¨ la citt√† siciliana di rabbia ed indignazione. Due anni dopo, fu nuovamente usato a Casal di Principe durante i funerali di Don Peppino Diana. Ai balconi di centinaia di abitazioni furono esposti dei lenzuoli bianchi che simboleggiavano la volont√† di un’intera citt√† che pretendeva, gi√† allora, di non essere accostata per definizione al clan dei casalesi.

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