Il Dossier di Libera sull’usura: “Tassi fino al 1500%. Ai clan sequestrati 150 milioni”

di Sabatino Grasso

Mentre i prestiti e i mutui alle famiglie subiscono un crollo vertiginoso sotto il dirompente peso della crisi, il vecchio reato d’usura è tornato a godere di ottima salute. Lo denuncia il rapporto “L’usura, il Bot delle mafie” presentato oggi a Roma dall’associazione Libera. La fotografia è quella di un Paese strozzato dalla criminalità organizzata, dai mercati del profondo Sud alle aziende del Nordest, con imprenditori abbandonati dalle banche che diventano facile preda dei cravattari. Negli ultimi due anni sono stati ben 54 i clan mafiosi entrati nel mirino delle procure di tutt’Italia per questo genere di delitti. Da Nord a Sud, la criminalità organizzata ha rastrellato risorse sul territorio applicando tassi fino al 1500% annui, cifra registrata a Roma e che segna il record nazionale. In Puglia, i clan hanno raggiunto il 240% di tasso annuo; in calabria, nel vibonese, i clan hanno un tariffario pari al 257% annuo, nel cosentino e nella locride si scende al 200%. Ancora, secondo le indagini più recenti nelle realtà metropolitane gli usurai mafiosi hanno applicato tassi annui che vanno dal 400% (Firenze) al 150% (Milano). I tassi sono altalenanti anche nelle province. Ad esempio, i clan nel Nord Est padovano chiedono fino al 180% annuo, nel modenese tra il 120% ed il 150%, mentre nel basso Lazio, ad Aprilia, si è raggiunta la cifra record di 1.075% di tasso annuo. I clan coinvolti sono i nomi di spicco del “gotha” delle mafie: dai Casalesi al clan D’Alessandro, dai Cordì ai Casamonica, dai Cosco alla ‘ndrina dei Di Stefano, dal clan Terracciano ai Fasciano, dai Mancuso ai Parisi, dai Mangialupi al clan della Stidda. Il giro d’affari è enorme e per lo più sotteraneo, ma un veloce riepilogo delle inchieste consente di tracciarne un profilo eloquente. I sequestri ai clan accusati di usura sommano negli ultimi 24 mesi più di 150 milioni di euro e il quadro peggiora se a questi dati vengono aggiunti quelli della Banca d’Italia. Infatti, secondo le rilevazioni di Palazzo Koch, a fronte delle oltre 18mila segnalazioni per operazioni sospette su cui si è investigato nell’ultimo biennio, più di 8mila (circa il 46%) sono confluite in procedimenti penali per usura, abusivismo finanziario, truffa e reati tributari. Più che le cifre di un fenomeno che resta prevalentemente sommerso, sono però i meccanismi di radicamento del reato a destare particolare allarme. Poiché il prestito a strozzo continua ad essere uno dei reati preferiti dalla mafia per vampirizzare prima, e conquistare poi, le imprese pulite. Ciononostante le vittime degli strozzini non denunciano, perché tra loro e i carnefici si istaura spesso un rapporto di sudditanza psicologica che alcuni finiscono persino per confondere con l’amicizia. In questo senso, il bravo usuraio riesce a mescolare toni melliflui e maniere forti. “Non c’è nessun patto di stabilità che tenga dinanzi all’urgenza di denaro di tanti imprenditori” è la conclusione di Libera. “I clan intercettano quel segmento di disperazione e rispondono subito e in contanti”. Libera propone uno nuovo traguardo alla sua storica battaglia: non solo confiscare i beni ai mafiosi, ma fare di tutto perché i mafiosi di quei beni non entrino neppure in possesso.

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