Il Rapporto sull’Infanzia di Save the Children

di Sabatino Grasso

Le condizioni dell’infanzia in Italia sono notevolmente peggiorate. Del resto, quando iniziano a stare male i bambini, gli uomini sono destinati a stare peggio. E visto che è sulla condizione dei più deboli, che prorompono i cambiamenti la crisi economica rischia di farsi sentire, in maniera pesante, soprattutto su di loro, bambini e adolescenti. Negli ultimi anni la percentuale delle famiglie a basso reddito con un minore è aumentata dell’1,8%, e quella di chi ha due o più figli del 5,7%. I dati sono raccolti nell’Atlante dell’infanzia diffuso da Save the Children, alla vigilia della giornata dell’Infanzia che si celebra il 20 novembre. In Italia i minori sono 10 milioni 229 mila: 1.876.000 sono quelli che vivono in povertà e il 18,6% in condizione di deprivazione materiale. Anche uno studio del Forum Ania-consumatori e della Università Statale di Milano ha confermato la gravità della congiuntura: metà delle famiglie italiane riesce a malapena a far quadrare i conti. Il 15% dei nuclei è in maggiori difficoltà ed ogni mese deve intaccare i propri risparmi per sopravvivere e il 6,1% è costretto a chiedere aiuti e prestiti. “È arrivata la povertà in un soggetto come la famiglia che fino a quattro-cinque anni fa era il presidio della nostra ricchezza”, ha commentato il presidente del Censis, Giuseppe De Rita. Così in un’Italia più vecchia e più povera, il pianeta infanzia è ridotto e malato. Napoli, Caserta, Barletta-Andria-Trani sono le uniche province “verdi” italiane, quelle cioè in cui la percentuale dei giovani fino ai 15 anni rimane maggioritaria sugli over 65. “La qualità della vita dei nostri bambini e ragazzi è mediamente incomparabile con quella del secolo scorso”, ricorda Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, “tuttavia, se non è più la tubercolosi a uccidere, o la guerra, oggi i nostri minori fanno i conti con la povertà, la scarsità di servizi per l’infanzia, le città inquinate, stili di vita insani che conducono all’obesità. Problemi che l’attuale crisi economica rischia di amplificare se non c’è un’inversione di rotta immediata e si pone la tutela dell’infanzia e adolescenza come una priorità delle scelte politiche-economiche, di un Paese che finora ha sempre investito molto nelle pensioni e molto meno di quanto avviene altrove per aiutare i minori, i giovani e le famiglie con figli”. L’Atlante ha analizzato l’impatto della crisi economica sui bambini e sugli adolescenti, con l’impoverimento delle famiglie con figli; la drastica contrazione della spesa sociale, con drammatiche conseguenze sui minori che vivono al Sud ma anche in alcune aree del Nord Italia: la dispersione scolastica; i servizi per l’infanzia disponibili “a macchia di leopardo”, con differenze notevoli da regione a regione. Insomma, un Atlante di un’infanzia sempre più a rischio: oltre 150 pagine e 80 mappe restituiscono informazioni sulla condizione di bambini e adolescenti del nostro Paese, insieme all’appello a riportare al centro delle scelte politiche, sociali ed economiche i più piccoli e i più giovani, in un Paese sempre più popolato di anziani. Il Rapporto ha messo a fuoco anche la situazione dei minori stranieri, della distribuzione della popolazione minorile tra città e hinterland e si è soffermato poi sulla salute dei minori, stimando in 1 milione e 100 mila i bambini sovrappeso, di cui quasi 400 mila obesi. Non solo. Le città italiane sono sempre meno a misura di bambino. Il tasso di motorizzazione è altissimo dappertutto e fa segnare una media di 3/4 macchine ogni minorenne: a Roma si contano circa 450 mila minori e 1 milione 890 mila macchine, per un tasso di 4,2 macchine per bambino. In cima alla classifica delle città con il tasso di motorizzazione più alto figurano Aosta (13,5), Cagliari (5,4), Ferrara (5,1), l’Aquila (4,8). È continuata senza sosta, inoltre, la cementificazione e impermealizzazione del territorio: si stima che ogni giorno venga cementificata una superficie di circa 130 ettari. In testa alla classifica per cementificazione i comuni di Roma e Venezia, seguiti da Napoli e Milano, dove la superficie edificata ha già inglobato i due terzi del territorio comunale. Rilevante in molte città italiane è l’inquinamento dell’aria: Ancona, Torino e Siracusa spiccano per il maggior numero di giorni di superamento del valore limite di particolato, polveri sospese nell’aria che penetrano nelle vie respiratorie causando problemi cardio-polmonari e asma. Matera e Nuoro invece le più virtuose, con un solo giorno di sforamento del limite. Varia è la disponibilità di luoghi – giardini pubblici, campi, prati, strade – dove i bambini possono giocare: nel Nord e al Centro più di due bambini su tre giocano nei giardini pubblici. Al Sud, dove l’offerta di verde attrezzato è più ridotta, la fruizione dei giardini pubblici scende al 16% e una quota maggiore di bambini gioca sulla strada (12,2%). Da segnalare il caso Campania, dove appena 1 bambino su 100 gioca nei prati (in Veneto il 20%) e meno di tre ogni 100 sulle strade. Accanto a questi luoghi deputati naturalmente allo svago e al divertimento, aumenta la frequenza da parte dei ragazzi fra gli 11 e i 17 anni dei centri commerciali: un ragazzo su cinque dichiara di andarvi almeno una volta a settimana. Ancora, in Trentino Altro Adige, spetta a Bolzano la maglia nera per la percentuale di giovani che hanno abbandonato gli studi al primo anno di superiori. Il 18,6% dei giovani bolzanini ha abbandonato gli studi al primo anno di superiori, segnando un inaspettato record tra le province italiane. Il dato si affianca alla statistica dei giovani fra i 16 e i 24 anni, che hanno conseguito solo l’attestato di scuola secondaria di primo grado e che non prendono parte ad alcuna attività di formazione, quantificati in un milione in tutta Italia. In termini percentuali si va dal 12,1% del Friuli Venezia Giulia alla percentuale più alta della Sicilia (26%), seguita da Sardegna (23,9%), Puglia (23,4%), Campania (23%) e da alcune regioni del Nord, come la Provincia di Bolzano (22,5%) e la Valle D’Aosta (21,2%). In Italia, poi, “la gestione dell’universo minorile di origine straniera nel suo complesso desta preoccupazione: è un giacimento prezioso che costituisce, sotto vari aspetti, una delle categorie più esposte e meno tutelate” denuncia Save the Children nel Rapporto.

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