L’Italia vista da Amnesty International è razzista, xenofoba ed anche sessista

di Sabatino Grasso

Durante la presentazione del nuovo Rapporto annuale di AI (che quest’anno compie 50 anni) avvenuta mercoledì 12 maggio a Roma nei locali dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana, Giusy D’Alconzo, direttrice del settore campagne e ricerche della Sezione Italiana di Amnesty International, ha tenuto a sottolineare che in Italia vi è una lunga lista di decisioni del governo in carica e di quelli degli ultimi anni che hanno danneggiato la difesa dei diritti umani. Giusy D’Alconzo ha voluto ricordare nel capitolo specifico sull’Italia contenuto nelle oltre 700 pagine del Rapporto di AI: «Il 2010 è stato l’anno di Rosarno, ma anche delle case popolari negate ai Rom a Milano e del Piano Nomadi del comune di Roma così come dei rimpatri forzati e indiscriminati di migranti africani, in forza di accordi chiusi con regimi che ora sono crollati». Tutti punti su cui le politiche del governo Berlusconi, così come di altre forze politiche anche dell’opposizione, si sono rivelate poco lungimiranti e attente. «Sono temi molto efficaci da un punto di vista della resa elettorale – continua Giusy D’Alconzo – ma il modo di affrontarli non ha portato al miglioramento della situazione». Amnesty ha duramente criticato sia gli accordi di rimpatrio conclusi dal governo Berlusconi con il regime libico che il Piano Nomadi del sindaco di Roma Alemanno. Di più, Amnesty al primo cittadino di Roma ha consegnato ben 15mila firme di cittadini contrari agli sgomberi forzati e ai campi sorvegliati. Leggendo il Rapporto si ravvisa che “richiedenti asilo e migranti hanno continuato a essere privati dei loro diritti, in particolare per quanto riguarda l’accesso a una procedura di asilo equa e soddisfacente. Le autorità non li hanno adeguatamente protetti dalla violenza a sfondo razziale e, facendo collegamenti infondati tra immigrazione e criminalità, alcuni politici e rappresentanti del governo hanno alimentato un clima di intolleranza e xenofobia”. Il Rapporto parla poi degli accordi tra Italia, Libia e altri Paesi, segnalando le denunce dell’UNHCR (United Nations High Commissioner for Refugees – Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) e di altre ONG. “Per controllare i flussi migratori si sta negando a centinaia di richiedenti asilo, compresi molti bambini, l’accesso alle procedure per richiedere la protezione internazionale. In Italia il numero di richieste di asilo ha continuato a diminuire drasticamente”. Purtroppo non sono solo queste le uniche nefandezze sullo stato dei diritti umani in Italia rilevate dai ricercatori di Amnesty. Il vuoto più preoccupante riguarda la tutela delle vittime di abusi commessi dalle forze dell’ordine. «In Italia – ricorda Giusy D’Alconzo – manca il reato di tortura, che avrebbe potuto impedire la prescrizione per i fatti del G8 di Genova del luglio 2001 e manca un’istituzione indipendente in grado di monitorare le condizioni nelle carceri, anche con visite senza preavviso. Su questi temi non registriamo miglioramenti nelle risposte delle autorità italiane». Infine, in Italia gli atti di discriminazione e crimini specifici contro le persone lesbiche, gay, transgender o bisessuali, continuano anche se non è prevista ancora alcuna aggravante specifica, come accade, invece, in molti altri paesi europei.

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