Presentato il Secondo Rapporto annuale sul mercato del lavoro degli immigrati

di Sabatino Grasso

È stato presentato martedì 10 luglio, nel corso di una conferenza stampa tenuta dal Ministro Elsa Fornero e dal Sottosegretario Maria Cecilia Guerra, il Secondo Rapporto annuale sul mercato del lavoro degli immigrati promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e frutto della collaborazione tra la Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione, la Direzione Generale per le Politiche per i Servizi per il Lavoro, l’INPS, l’lNAIL, con coordinamento esecutivo di Italia Lavoro. Nel 2010, le Nazioni Unite stimavano la presenza di oltre 200 milioni di migranti nel mondo, pari a circa il 3% della popolazione totale. L’ Europa è la destinazione principale verso cui si orienta circa un terzo dei cittadini migranti (32,6%), mentre il 28,7% interessa l’Asia ed il 23,4% l’America settentrionale. La popolazione straniera presente in Europa al 1°gennaio 2011 ammonta a quasi 40 milioni, l’8% della popolazione residente. La grande maggioranza degli stranieri (circa il 77,1%) si distribuisce essenzialmente in cinque Paesi, alcuni di lunga tradizione migratoria come la Germania (11,3%), la Gran Bretagna (9,7%) e la Francia (6,9%), e paesi con una storia più recente di migrazione come la Spagna (15,2%) e l’Italia (7,5%). Nell’arco di circa un decennio, tra il 2002 ed il 2011 la popolazione europea è cresciuta del 3,7% ma l’aumento è dovuto principalmente alla crescita della componente straniera. La crescita è stata rilevante in gran parte dei Paesi europei ed in particolare, in Spagna (378%), in Italia (353%) e nel Regno Unito (254%). All’inizio del 2011 i cittadini stranieri residenti in Italia ammontavano a più di 4 milioni e mezzo (4.570.317 – dato ISTAT) con un’incidenza totale sulla popolazione del 7,5%. E se la crescita demografica che ha interessato il nostro Paese negli ultimi dieci anni (dal 2001 al 2011) è stata abbastanza sostenuta, quella della popolazione straniera è stata vertiginosa, passando dagli 1,33 milioni del 2001 ai 4,57 milioni del 2011. La crescita delle popolazione straniera residente compensa, quindi il progressivo invecchiamento della popolazione italiana garantendo anche nei prossimi anni un importante contributo in termini di giovani generazioni. Il quadro complessivo delle aree di origine delle comunità straniere in Italia nel 2011, mostra la netta prevalenza della componente europea (53,4%, 2.441.467 persone). Si tratta per lo più di comunità provenienti dalle regioni centro-orientali del continente tra cui spicca la presenza di stranieri provenienti dai paesi UE di nuova adesione (26%) e da paesi non UE dell’Europa centrale (23,9%). Dall’Africa proviene il 21% della popolazione straniera di cui il 14,9% dall’Africa settentrionale. I cittadini stranieri provenienti dall’Asia sono il 16,8% di cui la gran parte dall’ Asia centrale (8%). Infine, dal continente americano proviene l’8,1% della popolazione straniera residente, di cui il 7,7% dai paesi dell’America centrale e meridionale. Dalla lettura del Rapporto emergono, poi, alcuni importanti fattori di stabilità. Il primo fattore di stabilità è rappresentato dai ricongiungimenti familiari. La quota di cittadini non comunitari regolarmente presenti con permessi di soggiorno per motivi familiari, nel 2011, è pari 691 mila persone, il 36% del totale. Nel 2001 la quota era decisamente più bassa ed era pari al 26,5%. La crescita dei ricongiungimenti familiari è stata dunque molto rilevante sia per gli uomini, (per i quali tuttavia prevale ancora di gran lunga il lavoro come motivo prevalente), sia per le donne, per le quali è invece divenuta la ragione principale della presenza in Italia. Un secondo fattore di stabilità è rappresentato dalla quota di soggiornanti di lungo periodo, recentemente pubblicata (per la prima volta) dall’ISTAT. Nell’utlimo triennio (2009-2011), il numero di occupati, a livello generale, ha subito, nel caso degli italiani, un decremento costante pari a -1,6 punti nel 2010 e a -0,4 punti percentuali nel 2011. Nettamente diversa la variazione tendenziale osservata nel caso dei cittadini stranieri. Per la componente UE si registrano un +16,3% nel 2010 e un +6,1% nel 2011; nel caso degli extracomunitari l’andamento è ugualmente positivo ma con dinamica crescente, passando da +6,6% del 2010 a +9,2% del 2011. I cittadini stranieri in cerca di occupazione, in media nel 2011, sono circa 300 mila (99 mila comunitari e 211 mila extracomunitari). Nel 2009 i disoccupati stranieri erano rispettivamente 75 mila tra gli stranieri di origine UE e 165 mila tra i lavoratori extracomunitari. Al di la del fatto che considerando i tassi di disoccupazione specifici quello dei lavoratori stranieri è di circa 4 punti percentuali superiore a quello degli italiani, il dato assoluto evidenzia una situazione di forte disagio delle comunità straniere. L’ aumento della disoccupazione, concomitante con la crescita dell’occupazione, dipende dal fatto che oltre alla quota rilevante di stranieri che hanno perso il lavoro, cresce la quota di popolazione attiva straniera che cerca lavoro composta da persone regolarmente residenti per ricongiungimenti familiari o appartenenti alle seconde generazioni. Il dato, tuttavia, più significativo riguarda la percentuale di lavoratori con contratti di lavoro permanenti che risulta significativamente maggiore tra i cittadini stranieri rispetto a quelli Italiani. Nello specifico i dipendenti a carattere permanente sono il 64% tra gli italiani, il 72,4% trai cittadini stranieri di cittadinanza UE ed il 73% tra quelli di provenienza extra UE. L’analisi della disaggregazione delle assunzioni registrate nel 2011 per settore di attività economica, pone in evidenza come il comparto che presenta la quota più alta di attivazioni che hanno riguardato lavoratori stranieri sia l’Agricoltura (32,3% del totale), cui seguono, nell’ordine, Costruzioni (27,9%), Industria in senso stretto (20,8%) e Servizi (16,1%). La distribuzione percentuale delle assunzioni non stagionali previste dalle imprese del settore Industria e Servizi di personale immigrato per grandi gruppi professionali, pur confermando il dato storico di una domanda di lavoro per qualifiche medio basse, mostra anche una quota rilevante di assunzioni riservate a lavoratori stranieri qualificati. Infatti nel 2011 il 26,9% delle richieste riguardano Operai specializzati (14,6%), Conduttori di macchine e solo il 25,3% riguarda Professioni non qualificate. Nelle assunzioni previste di natura stagionale le richieste si concentrano nelle Professioni commerciali e di servizi con il 49% del totale. Nel 2010 il numero di beneficiari di trattamenti di integrazione salariale ordinaria (CIG ordinaria) con cittadinanza in Paesi extracomunitari è di 94.951 unità pari 10,2% del totale di beneficiari. Passando ad esaminare gli interventi straordinari (CIGS e deroghe), i beneficiari con cittadinanza in Paesi extracomunitari invece sono 50.945 il 6,9% del totale. Dei 211 mila lavoratori extracomunitari disoccupati, 124 mila, nel 2011, dichiarano di aver avuto almeno un contatto con il sistema dei Centri per l’Impiego ma solo il 30% di questi ha un rapporto sistematico con il Centro. Parallelamente i restanti 87 mila non hanno mai contattato un CPI, una quota estremamente rilevante se si pensa che per questi lavoratori il ruolo di sostegno da parte dei Centri per l’ Impiego pubblici e privati può risultare decisivo nei processi di reinserimento al lavoro. Analoga distribuzione si rileva per i lavoratori stranieri di cittadinanza UE: dei 99 mila disoccupati 44 mila non hanno avuto alcun contatto con un Servizio per il lavoro pubblico.

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