Presentato il XVII Rapporto Ismu sulle migrazioni

di Sabatino Grasso

Nella classifica delle nazionalità presenti in Italia, al primo posto ci sono i romeni, con 1 milione e 111mila presenti (di cui 969 residenti). Seguono i marocchini che sono 575 mila (di cui 452 mila residenti) e gli albanesi (568 mila di cui 483 mila residenti). Al primo gennaio 2011 si contavano circa 5,4 milioni di stranieri (compresi gli irregolari), solo 70 mila in più rispetto al 2010. Un incremento che rappresenta il minimo storico, visto che solo nel 2010 l’aumento di immigrati rispetto al 2009 era stato di ben 500mila persone. In compenso sono 300 mila in più quelli che hanno la residenza in uno degli oltre 8 mila comuni italiani, segno di un loro maggiore radicamento nel Belpaese. È quanto emerge dal XVII Rapporto Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) sulle migrazioni, presentato a Milano. “La crisi economica ha fatto perdere attrattivo all’Italia e all’Europa”, sostiene Vincenzo Cesareo, direttore della Fondazione Ismu. È la prima volta che negli ultimi otto anni si registra un aumento dei flussi così basso: nell’intervallo che va dal 2003 al 2009 la stima dell’incremento medio annuo era di circa 430mila immigrati. Sono in calo anche gli immigrati senza permesso di soggiorno. L’Ismu stima siano 443mila, 11mila in meno rispetto ai 454mila nel 2010. Nel 2030 gli stranieri residenti raddoppieranno. Secondo l’Ismu saranno 8,5 milioni (oggi 4,6 milioni). In particolare si stima che i circa 4 milioni di residenti stranieri in più attesi tra vent’anni saranno costituiti per il 18% da minorenni, per l’11% da giovani tra i 18 e i 34 anni, mentre il 44% della crescita riguarderà adulti tra i 35 e i 59 anni e il 27% soggetti ultra sessantenni. L’incremento più consistente sarà dovuto alla componente ultra sessantenne (+561%, pari a poco più di un milione di unità), quello più modesto (+29%) al sottoinsieme dei giovani adulti dai 18 ai 34 anni.

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