Rifugiati: Unhcr, 2011 anno record. Mercoledì Giornata mondiale

di Sabatino Grasso

Il 2011 ha fatto registrare un “doloroso record” per quello che riguarda le persone che, per motivi politici, etnici o religiosi, hanno dovuto abbandonare il proprio paese per rifugiarsi in un’altra nazione. Il numero dei rifugiati, infatti, lo scorso anno è stato il più alto dal 2000 ad oggi raggiungendo la cifra record di 800 mila persone. E’ quanto emerge dal Rapporto annuale pubblicato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr). Drammatici dati resi noti alla vigilia della Giornata mondiale per i rifugiati che si celebrerà in tutto il mondo mercoledì 20 giugno. In Italia per celebrare questa importante ricorrenza l’Unhcr, ha deciso di organizzare una conferenza a Roma alla presenza del Presidente dalla Repubblica Giorgio Napolitano e dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati il portoghese Antonio Guterres. Nella pubblicazione ”2011 Global Trends” l’Unhcr presenta informazioni e dati dettagliati sulla portata delle migrazioni forzate provocate da una serie di gravi crisi umanitarie, cominciate alla fine del 2010 in Costa d’Avorio e seguite da altre in Libia, Somalia, Sudan e altri paesi. Complessivamente 4,3 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie aree d’origine, 800.000 delle quali attraversando il confine dei propri stati e diventando rifugiati. ”Il 2011 ha visto sofferenze di dimensioni memorabili. Il fatto che così tante vite siano state sconvolte in un periodo di tempo cosi’ breve implica enormi costi personali per tutti coloro che ne sono stati colpiti – ha sostenuto l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati a capo dell’Unhcr, Antonio Guterres. – Possiamo solo essere grati del fatto che nella maggior parte dei casi il sistema internazionale atto a proteggere queste persone sia rimasto saldo e che le frontiere siano rimaste aperte. Questi sono tempi difficili”. Alla fine del 2011 in tutto il mondo vi erano 42,5 milioni di persone tra rifugiati (15,2 milioni), sfollati interni (26,4 milioni) o persone in attesa di una risposta in merito alla loro domanda d’asilo (895.000). Nonostante l’elevato numero di nuovi rifugiati, la cifra complessiva è risultata inferiore al totale del 2010 (43,7 milioni), soprattutto per effetto del ritorno alle proprie case di un gran numero di sfollati: 3,2 milioni, la cifra più alta da oltre un decennio. Per quanto riguarda i rifugiati, nonostante un incremento nel numero dei rimpatri rispetto al 2010, il 2011 si trova comunque al terzultimo posto per numero di ritorni a casa (532mila) nell’ultima decade. Considerato in un’ottica decennale, il Rapporto evidenzia diverse tendenze, definite, ”preoccupanti”. In primo luogo, il fenomeno delle migrazioni forzate colpisce numeri maggiori di persone a livello globale, con cifre annuali che superano i 42 milioni di persone in ognuno degli ultimi 5 anni. Inoltre, una persona che diventa rifugiato è probabile che rimanga in tale condizione per molti anni, spesso bloccato in un campo profughi o vivendo in condizioni precarie in un centro urbano: dei 10,4 milioni di rifugiati che rientrano nel mandato dell’Unhcr infatti quasi i tre quarti (7,1 milioni) si trovano in esilio protratto da almeno 5 anni, in attesa di una soluzione alla loro condizione. Complessivamente l’Afghanistan si conferma il paese d’origine del maggior numero di rifugiati (2,7 milioni), seguito da Iraq (1,4 milioni), Somalia (1,1 milioni), Sudan (500mila) e Repubblica Democratica del Congo (491mila). Circa i 4/5 dei rifugiati di tutto il mondo fuggono nei paesi limitrofi. Ciò si riflette ad esempio nelle numerose popolazioni di rifugiati presenti in Pakistan (1,7 milioni), Iran (886.500), Kenya (566.500) e Ciad (366.500). In Italia, attualmente, vivono circa 58mila rifugiati, cifra questa ”contenuta rispetto ad altri paesi dell’Unione Europea, in termini sia assoluti che relativi”. In altri paesi d’Europa come Francia, Paesi Bassi e Regno Unito i rifugiati sono, infatti, tra i 3 e i 4 ogni 1.000 abitanti, in Germania oltre 7, in Svezia oltre 9, mentre in Italia sono meno di 1 ogni 1.000 abitanti. Invece, nel 2011, in Italia le domande di asilo presentate sono state poco più di 34mila. Un incremento, rispetto agli anni precedenti, attribuibile agli effetti della cosiddetta ”Primavera araba” e della guerra in Libia. Inoltre, tra i paesi industrializzati il principale paese d’accoglienza è risultato essere la Germania, con 571.000 rifugiati. Infine, il Sudafrica risulta il primo paese per numero di domande d’asilo ricevute (107.000), confermando la posizione degli ultimi 4 anni.

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