Settimana del Disarmo dal 24 al 30 ottobre

di Sabatino Grasso

Istituita da una sessione speciale sul disarmo all’Assemblea Generale nel 1978, prende sempre inizio dal 24 ottobre, anniversario della Fondazione delle Nazioni Unite. Da allora gli Stati membri sono invitati a mettere in evidenza il pericolo della corsa alle armi, a propagandare la necessità di una loro riduzione e a incrementare la comprensione pubblica del disarmo come scelta di fondo. Dal 1995 l’Assemblea Generale ha invitato le entità della società civile ad essere parte attiva della Settimana sul Disarmo. L’obiettivo prioritario della Settimana del Disarmo è quello di sensibilizzare gli Stati membri sul pericolo della corsa agli armamenti (sia convenzionali che nucleari), affermare la necessità di interrompere tale corsa e diffondere tra i cittadini una maggiore comprensione sull’urgenza del disarmo. Allo stesso tempo, si esortano i Paesi a destinare le risorse economiche investite sulle armi a favore dello sviluppo economico e sociale. La pace e la salvaguardia della sicurezza internazionale sono responsabilità di tutti gli Stati che si devono impegnare a ridurre e porre fine alla principale minaccia del nostro pianeta rappresentata dalle armi di distruzione di massa, più comunemente conosciute come armi nucleari, chimiche e batteriologiche. Questa settimana dà l’opportunità di riflettere su strategie politiche mirate al disarmo come quella di invitare i Paesi ad allearsi e partecipare fattivamente alla diffusione di un’autentica consapevolezza sui problemi legati al disarmo dato che ciò ha causato nel corso della storia grandi perdite umane e sprechi elevatissimi. Si tratta di fare in modo che la guerra non rappresenti più la soluzione dei conflitti e che si interrompano l’uso della forza e la minaccia militare. Tuttavia, il disarmo promosso dalle Nazioni Unite, ha in sé enormi contraddizioni: i 5 Paesi con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, e Regno Unito) hanno il 90% degli arsenali nucleari, oltre ad essere i principali produttori e venditori di armi di ogni tipo nel mondo. Nonostante la crisi economica e finanziaria più grave e duratura della storia, la spesa e l’approvvigionamento delle armi continua a crescere, e ciò nonostante i molteplici trattati esistenti sulla limitazione e la non proliferazione di armi nucleari e convenzionali, le numerose convenzioni sui diritti umani, le associazioni civili ecc… Ricordato che esiste un business enorme degli armamenti, la lobby di riferimento ha costruito un sistema capace di organizzare guerre impossibili, agevolare ingerenze e invasioni militari, seminare paura e sfiducia in occidente sulle culture e religioni orientali e creare dal niente “terribili e feroci nemici” servendosi di campagne propagandistiche ad hoc. Tutto ciò per mantenere ed irrobusitire il business dell’industria militare. Tutti i paesi del mondo sono coinvolti nella corsa agli armamenti e destinano la maggior parte delle proprie risorse economiche (denaro pubblico) alla difesa. Non soltanto Europa, Stati Uniti, Cina e India; anche nei paesi devastati dalla povertà dell’America Latina, Africa e Asia, si investe più denaro in armi che nella lotta alla fame, la povertà, sanità e istruzione. Molti esperti sostengono che le guerre e le tensioni tra i paesi trovano nella crisi economica terreno fertile per il bellicismo, pertanto per il bene futuro del mondo, sarebbe opportuno spezzare il terribile binomio crisi economica – guerra. Bisogna sperare che questa settimana del Disarmo 2011 riesca a sensibilizzare realmente i governi, perché nei cittadini del mondo è già ampiamente presente il seme della pace e della nonviolenza.

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