Solidarietà al Movimento degli Operatori Sociali di Torino i “Non Dormienti”

di Sabatino Grasso

Dopo Napoli e Bologna, anche a Torino dilaga la protesta degli Operatori delle Cooperative Sociali che garantiscono i Servizi a minori, anziani, disabili e alle altre fasce deboli della popolazione per gli incredibili ritardi nei pagamenti, dei già magri stipendi, da parte del Comune di Torino e della Regione Piemonte. Basta con i dibattiti stereotipati e reiterativi rimanendo nell’invisibilità di qualche luogo. È necessario rendere pubblica la protesta. È quello che ha appena deciso la neonata rete degli Operatori Sociali dei “Non Dormienti”, per sollevare il problema dei tagli sistematici al Welfare effettuati dalla Regione Piemonte e dal Comune di Torino. La Regione, il Comune e le ASL hanno accumulato ritardi di dieci, dodici mesi nell’erogazione dei Fondi ai Servizi Sociali. Ma non sono solo i ritardi a preoccupare l’intero settore: negli ultimi anni si è assistito a una riduzione dei contributi e a tagli veri e propri. Tutto ciò ha portato gli Operatori Sociali all’esasperazione anche se in tanti sono convinti che questo non dipenda solo dalla mancanza di risorse: dal momento che ai tagli spesso non corrisponde una riduzione proporzionale dei Servizi, si è di fronte a una strategia di risparmio adottata volontariamente dalle istituzioni. Allora, persone con disabilità, anziani, minori, psichiatrici ed ex-tossicodipendenti rischiano di ritrovarsi a essere trattati come pazienti e non più come utenti, quindi a venire curati con pasticche piuttosto che essere accompagnati da un programma di inserimento specifico. Ovviamente i tagli riguardano anche la formazione universitaria: la giunta guidata dal leghista Roberto Cota ha appena eliminato il tirocinio formativo per Educatori Professionali, probabilmente la parte più importante dell’intero processo formativo. Lo stesso Cota che nel suo programma elettorale del 2010 definiva il Terzo Settore come “confinato in un ruolo secondario a cui sono state indirizzate poche risorse” da sostituire con un “Welfare delle opportunità destinato progressivamente a sostituire il modello attuale di tipo prevalentemente risarcitorio: un Welfare che interviene in anticipo”. Complessivamente, è utile sottolinearlo più volte, in Italia gli Enti Pubblici hanno contratto un debito con il Terzo Settore di 25 miliardi di euro. A Napoli è dal 2007 che 150 fra Cooperative e Associazioni socio-assistenziali si sono unite per richiedere i 200 milioni di euro che la Regione Campania deve ancora pagare. In Emilia Romagna invece a fine ottobre centinaia di persone con disabilità si sono sdraiati a terra per revocare i tagli del 63% introdotti negli ultimi due anni. Alla voce Politiche Sociali, l’Italia spendeva fino a tre anni fa 780 milioni di euro l’anno: quest’anno non supererà i 218. Anche a livello europeo siamo sotto la media, ben del 31% rispetto alle altre nazioni.

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